STORIA

Haki Doku, nato a Kruje, Albania il 18/06/1969

Devo essere sincero-- ho sempre fatto fatica a presentarmi, sin da piccolo fin da grande (o viceversa) e devo dunque chiedervi di avere pazienza, perché mi sembra più facile iniziare col descrivervi la mia seconda vita (se la posso chiamare cosi).

La mia seconda vita inizio' con il mio arrivo in Italia nel 1996. Fu' per me' un momento di grande cambiamento, nel quale dovetti imparare ad adattarmi ai nuovi ritmi ed al mio nuovo stile di vita-- dalla lingua, ai costumi, alle amicizie -- tutto cosi diverso dalla mia vita in Albania. Feci grandi progressi, imparai molto, e piano piano mi costruisco una nuova casa.

Questa esperienza mi insegno' che il cambiamento, anche se difficile da accettare sul momento, può' portare a straordinarie lezioni di vita -- sopratutto se inaspettato.

Un'anno dopo il mio arrivo in Italia dovetti affrontare un secondo cambiamento ed una sfida molto più importante -- il mio incidente. Vedermi improvisamente in sedia a rotelle fu' certamente un bel colpo ai miei progetti futuri, e mi ritrovai in un certo senso rinato, come un bambino che cerca di trovare il suo equilibrio.

Con tanta volonta e pazienza, riuscii piano piano a riguadagnare la mia indipendenza, non più l'indipendenza di una volta, ma qualcosa di molto più gratificante, perché guadagnata con l'impegno, l'affetto dei miei cari, e la mia forza, sia fisica che mentale.

Nella mia sfortuna ci fu' anche spazio per tanta fortuna:

1. Sul lavoro, con un gruppo di collaboratori che mi ha sempre valorizzato e mai fatto sentire diverso. Avevo molta paura di ritornare a lavorare dopo l'incidente, ma avevo anche tantissima voglia di contribuire e costruirmi una carriera. 

2. Lo sport, la sua scoperta fu' un elemento importantissimo per raggiungere I miei primi obbiettivi di autonomia e di vita, cosa che avevo difficolta' a fare prima del mio incidente, nella mia famosa "prima vita". Vidi un giorno una copertina di rivista con una foto di un campionessa italiana di atletica leggera in carrozzina, e da quel momento non mi sono mai fermato, cercando sempre di fare di più, porgendomi obbiettivi sempre più ambiziosi, per guadagnarmi sempre più autonomia, sia fisica che mentale.

3. La famiglia, il vero miracolo della mia storia, il dono più grande che un'uomo possa ricevere, grazie all'amore di mia moglie Enora, e alla nascita dei due bambini Mario e Alissa. Questo elemento fu' importantissimo perché per la prima volta nella mia seconda vita, non ero io a cui gli altri dovevano badare, ma erano gli altri che dipendevano da me'. La mia famiglia mi consenti di trasformare il tragico risultato del mio incidente in una grandissima risorsa di vita.

TRAGUARDI

In tanti anni alla ricerca di risultati sportivi sono arrivato a qualificarmi per I giochi paraolimpici di Londra nel 2012. Questo traguardo mi ha permesso di realizzare un grande sogno, non solo per me ma per la mia famiglia, i miei collaboratori, sostenitori, e tutti quelli che mi hanno accompagnato in quest'avventura.

AMBIZIONI

Ora cerco nuove sfide. Il prossimo capitolo di questa storia sarà' dedicato a dimostrare che molte volte le barriere e gli ostacoli che incontriamo nella vita non sono cosi insormontabili come li vediamo.

 
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